Lì, 05 MARZO 2003

CIRCOLARE 363/03

OGGETTO: FINANZIARIA 2003 – LA CHIUSURA DELLE LITI FISCALI PENDENTI

 Le disposizioni in materia di chiusura delle liti fiscali pendenti previste dalla Finanziaria 2003 sono state oggetto di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, nonché di rilevanti modifiche per effetto del maxi emendamento al DL n. 282/2002.

Queste ultime, che saranno definitive soltanto con la conversione in legge del decreto, attengono, in particolare, alla proroga della definizione al 16.4.2003; alla possibilità di definire le controversie pendenti in Cassazione; all’ammontare delle somme dovute, differenziate a seconda dell’esistenza di una pronuncia giurisdizionale e dell’esito della stessa; alla possibilità di scomputare, dalle somme dovute, quanto già versato dal contribuente in pendenza di giudizio.

LITI DEFINIBILI

La definizione interessa tutte le liti fiscali, indipendentemente dal valore, pendenti dinanzi:

§       Alle Commissioni Tributarie in ogni grado del giudizio, anche a seguito di rinvio;

§       Al Tribunale o alla Corte di Appello;

§       Alla Corte di Cassazione

DEFINIZIONE DI LITE PENDENTE

Sono considerate pendenti le liti, in cui è parte l’Amministrazione finanziaria dello Stato per le quali:

1.    alla data dell’1.1.2003 sia stato proposto il ricorso o l’appello;

N.B. Come precisato dalla Circolare 15.01.2003 n. 3/E non è richiesto che, entro l’1.1.2003, il contribuente si sia costituito in giudizio con il deposito del ricorso o dell’appello presso la Commissione tributaria adita, essendo sufficiente la proposizione, entro tale data, dei predetti atti.

2.    il ricorso sia stato dichiarato inammissibile con pronuncia non passata in giudicato e pertanto siano ancora aperti, all’1.1.2003, i termini di impugnazione della stessa;

3.    alla data del 29.09.2002, non sia intervenuta sentenza passata in giudicato;

4.    alla data dell’1.1.2003 vi sia pendenza a seguito di rinvio. Si tratta delle liti devolute:

-        ad una Commissione tributaria provinciale o regionale a seguito di rinvio da parte di una Commissione tributaria regionale o dalla Commissione tributaria centrale;

-        ad un Tribunale a seguito di rinvio da parte della Corte di appello;

-        ad una Commissione tributaria o ad un Tribunale o a una Corte d’appello a seguito di rinvio da parte della Corte di Cassazione

N.B. Sono definibile ai sensi dell’art. 16, Legge n. 289/2002 esclusivamente le liti in cui è parte l’Amministrazione finanziaria dello Stato. Di conseguenza una lite avente ad oggetto, ad esempio, tributi localli dovrà essere definita secondo quanto disposto nell’art. 13.

ATTI OGGETTO DI LITE DEFINIBILE

La citata Circolare n. 3/E ha precisato le tipologie di liti definibili e non definibili ai sensi dell’art. 16 Legge n. 289/2002.

Liti definibili se aventi ad oggetto:

Liti non definibili se aventi ad oggetto:

ü     avvisi di accertamento

ü     provvedimenti di irrogazione delle sanzioni

ü     ogni altro atto di imposizione

ü     provvedimenti di diniego e revoca di agevolazioni, se negli stessi sono quantificati il tributo o il maggiore tributo e/o le sanzioni dovute

ü     avvisi di liquidazione, ingiunzioni, ruoli che assolvono anche la funzione di accertamento oltre che di riscossione (*)

ü     cartelle di pagamento emesse a seguito di liquidazione ex artt. 36-bis e 36-ter, DPR N. 600/73 E Art. 54-BIS, DPR N. 633/72

ü     istanze di rimborso

ü     avvisi di liquidazione emessi ai sensi dell’art. 12, DL 70/88

ü     provvedimenti di diniego e revoca di agevolazioni, se negli stessi non sono quantificati il tributo o il maggiore tributo e/o le sanzioni dovuti

ü     avvisi di liquidazione, ingiunzioni, ruoli che assolvono esclusivamente la funzione di riscossione

(*) si tratta degli atti non preceduti dalla notifica dell’avviso di accertamento

Sono altresì definibili le liti riguardanti sanzioni comunque irrogate dall’Ufficio ancorché non strettamente correlate alla violazione di norme tributarie ma comunque connesse a violazioni riconducibili all’ordinamento giuridico – tributario e attinenti alla gestione dei tributi.

VALORE DELLA LITE

Il valore della lite, che costituisce la base del calcolo per la definizione, corrisponde all’importo dell’imposta o della maggiore imposta oggetto di contestazione in primo grado.

Non devono essere considerati gli interessi, le indennità di mora e le eventuali sanzioni collegate al tributo, anche se irrogate con separato provvedimento (se la lite si riferisce a sanzioni non collegate al tributo, queste comunque vengono considerate ai fini del valore della lite). 

Tuttavia se il giudizio è stato instaurato, fin dall’origine, al solo fine di contestare le sanzioni collegate ad un tributo (ad esempio, sanzioni per tardivo versamento), la definizione avviene avendo riguardo al solo ammontare delle stesse.

Il valore della lite va determinato con riferimento a ciascun atto introduttivo del giudizio, indipendentemente dal numero di soggetti interessati e dai tributi in esso indicati.

Se con lo stesso atto sono stati impugnati più provvedimenti, il valore deve essere calcolato per ogni singolo atto di contestazione.

Se nell’atto è compresa l’INVIM, tale imposta deve essere definita separatamente rispetto agli altri tributi (imposte di registro, ipotecaria e catastale) che invece devono essere sommati per determinare il valore della lite ad esso relative.

N.B.  Non è consentita la definizione parziale; nel valore della lite è pertanto necessario tenere conto di tutti i tributi in contestazione, compresi addizionali all’IRPEF, IRAP e SSN.

Tuttavia, se una lite ha ad oggetto sia tributi definibili che non definibili, il valore della stessa deve essere determinato senza tener conto dei tributi non definibili.

ADEMPIMENTI RICHIESTI: VERSAMENTO E ISTANZA DI DEFINIZIONE

Ai fini della definizione, per ciascuna lite pendente, devono essere versati entro il 16.04.2003 i seguenti importi:

Valore della lite

Somme dovute

Fino a €   2.000           

   150

 

 

 

 

 

 

Oltre €   2.000

 

10% del valore della lite

In caso di giudizio favorevole al contribuente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto, alla data di presentazione della domanda di definizione

 

50% del valore della lite

In caso di giudizio sfavorevole al contribuente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto, alla data di presentazione della domanda di definizione

 

30% del valore della lite

In caso di lite pendente in primo grado se non è già stata resa pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto, alla data di presentazione della domanda di definizione

Non sono stati stabiliti gli importi dovuti nel caso di soccombenza parziale; si ritiene che debbano essere applicate le percentuali sopra esposte in proporzione alla percentuale di soccombenza rispetto al valore complessivo della lite (ad esempio, se l’Amministrazione finanziaria è soccombente per il 40%, si dovrebbe calcolare il 10% sul 60% del valore della lite e il 50% sul restante 40%).

Il versamento, da effettuare separatamente per ciascuna lite, può avvenire in unica soluzione o ratealmente, in un massimo di 6 rate trimestrali di pari importo ovvero 12 rate trimestrali se le somme dovute superano €  50.000 (la prima rata deve essere versata entro il 16.04.2003; sulle rate successive sono dovuti gli interessi legali calcolati dal 17.04.2003).

Le somme non possono essere compensate con eventuali crediti disponibili.

Nel caso di omesso versamento alla scadenza delle rate successive alla prima, la definizione rimane comunque efficace e tali importi saranno recuperati dall’Amministrazione finanziaria mediante iscrizione a ruolo.

Va comunque sottolineato che in particolari ipotesi, di seguito esaminate (versamento, da parte del contribuente di somme in pendenza di lite), il contribuente potrebbe di fatto non dover effettuare alcun versamento entro il 16.04.2003.

Per la chiusura delle liti, oltre al versamento è altresì richiesta la presentazione entro il 21.04.2003 di un’apposita domanda di definizione in carta libera, secondo le modalità stabilite con un decreto di prossima emanazione.

 RECUPERO DELLE SOMME VERSATE IN PENDENZA DI GIUDIZIO

L’art. 16 della Finanziaria 2003, nella formulazione originaria, disponeva l’obbligo di versare, in aggiunta agli importi dovuti per la definizione, anche le somme il cui pagamento è previsto dalle norme vigenti in pendenza di lite ancorché non ancora iscritte a ruolo o liquidate.

Tale previsione è stata tuttavia soppressa per effetto del maxi emendamento al DL n. 282/2002, che diversamente prevede lo scomputo, dalle somme dovute per la definizione della lite, di quanto eventualmente già versato dal contribuente, a titolo provvisorio, in pendenza di giudizio, prima della presentazione della domanda di definizione. Il contribuente quindi non sarà tenuto a versare le somme in pendenza di giudizio e, qualora le stesse siano già state versate, potrà utilizzarle per compensare gli importi della definizione.

Così pertanto, nel caso in cui le somme versate in pendenza di lite compensino interamente quanto dovuto per la definizione, il contribuente, ai fini della chiusura della lite, dovrà esclusivamente presentare la domanda di definizione entro il 21.04.2003 e non dovrà effettuare alcun versamento entro il 16.04.2003.

L’eventuale eccedenza può essere chiesta a rimborso qualora il contribuente abbia ottenuto sentenza favorevole nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale resa alla data di presentazione della domanda di definizione.

SOMME DOVUTE PER LA DEFINIZIONE SUPERIORI ALL’IMPORTO VERSATO IN PENDENZA DI LITE

ü     VERSAMENTO DELLA DIFFERENZA TRA L’IMPORTO DOVUTO PER LA DEFINIZIONE E QUANTO Già VERSATO IN PENDENZA DI LITE

ü     PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA

SOMME DOVUTE PER LA DEFINIZIONE PARI ALL’IMPORTO VERSATO IN PENDENZA DI LITE

ü     NESSUN VERSAMENTO AI FINI DELLA DEFINIZIONE

ü     PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA

SOMME DOVUTE PER LA DEFINIZIONE INFERIORE ALL’IMPORTO VERSATO IN PENDENZA DI LITE

ü     NESSUN VERSAMENTO AI FINI DELLA DEFINIZIONE

ü     PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA

ü     RIMBORSO DELL’ECCEDENZA SE IL CONTRIBUENTE HA OTTENUTO GIUDIZIO FAVOREVOLE NELL’ULTIMA O UNICA SENTENZA RESA ALLA  DATA DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI DEFINIZIONE

MINOR VERSAMENTO

Nel caso di pagamento di un importo inferiore a quanto dovuto ai fini della definizione determinato da un “errore scusabile”, è possibile provvedere alla regolarizzazione entro 30 giorni dalla comunicazione dell’Ufficio. La mancata regolarizzazione determina l’inefficacia della definizione.

Si ha errore scusabile se il contribuente ha osservato una normale diligenza nella determinazione del valore della lite e degli importi dovuti ovvero qualora lo stesso sia stato determinato dalla sussistenza di condizioni di obiettiva incertezza o di complessità di calcolo.

PRESENZA DI PIU’ COOBBLIGATI

In presenza di più soggetti coobbligati relativamente ad una medesima controversia, si possono presentare i seguenti casi:

Pendenza di un’unica lite con costituzione di tutti gli interessati

La definizione effettuata da uno dei coobbligati determina l’estinzione della controversia nei confronti anche degli altri soggetti.

Pendenza di più liti relative ad uno stesso atto con costituzione di tutti gli interessati

La definizione effettuata da uno dei coobbligati determina l’estinzione anche delle altre controversie.

Presentazione del ricorso solo da parte di alcuni dei soggetti interessati

La definizione da parte del ricorrente impedisce all’Amministrazione finanziaria l’esercizio di ulteriori azioni nei confronti degli altri soggetti. Non è previsto il rimborso delle eventuali somme già versate.

N.B. Le liti in materia di imposte dirette riguardanti le società di persone sono definibili autonomamente rispetto a quelle instaurate dai soci relativamente all’IRPEF da essi dovuta.

SOSPENSIONE DELLE LITI E DEI TERMINI

Le liti fiscali che possono costituire oggetto di definizione sono sospese fino al 30.06.2003.

Qualora all’1.1.2003 la data della trattazione sia già stata fissata, la sospensione è ad iniziativa dell’interessato previa richiesta contenente la volontà di definire la lite.

Se la data fissata per la trattazione è successiva al 17.04.2003, il contribuente chiede la sospensione soltanto se si è avvalso della definizione.

Come specificato la citata Circolare 5.2.2003, n. 7/E, la sospensione può essere chiesta:

§       Con atto depositato presso la segreteria della Commissione tributaria, che sconta l’imposta di bollo;

§       Oralmente, se la trattazione avviene in pubblica udienza.

Sono sospesi, altresì, fino al 30.06.2003, i termini per la costituzione in giudizio, nonché quelli per proporre:

§       Ricorsi, anche per Cassazione;

§       Appelli;

§       Controdeduzioni;

§       Controricorsi e ricorsi in riassunzione.

ATTIVITA’ DEGLI UFFICI – ESTINZIONE DELLA LITE

Le liti per le quali è stata richiesta la definizione sono sospese fino al 31.7.2004; ogni Ufficio dovrà trasmettere, entro il 31.10.2003, alle Commissioni Tributarie, ai Tribunali, alle Corti di appello e alla Corte di Cassazione un elenco di tali liti.

L’estinzione del giudizio viene dichiarata a seguito di comunicazione dell’Ufficio attestante:

§       La regolarità della relativa domanda di definizione;

§       Il pagamento integrale di quanto dovuto.

Con riferimento alle liti pendenti dinanzi alla Commissione tributaria centrale, entro 30 giorni è comunicata alle parti la data dell’udienza per proporre reclamo avverso all’ordinanza di estinzione.

A disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito, porgiamo distinti saluti.

                                                           ENTI REV S.r.l.    ||||||||

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