Lì, 15 settembre 2003

CIRCOLARE 373/03

OGGETTO: COLLABORAZIONI E ATTIVITA’ OCCASIONALI: NOVITA’ DELLA LEGGE BIAGI

Nell’ambito della legge delega di riforma dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro, c.d. “legge Biagi”, sono presenti interessanti novità che si rifletteranno sui rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e sulle prestazioni occasionali.

Altre novità sono contenute nel disegno di legge delega di riforma del sistema previdenziale.

COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE

Nel nostro ordinamento civilistico l’unico riferimento ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa è quello contenuto nell’art. 409, n. 3, Codice di procedura civile, in materia di controversie inerenti “altri rapporti di collaborazione che si concentrino in una prestazione d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale anche se non a carattere subordinato”.

Ora, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono oggetto di una specifica disposizione all’interno della legge delega di riforma dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro.

L’art. 4, comma 1, lett. c), Legge n. 30/2003, prevede i requisiti che identificano un rapporto quale collaborazione coordinata e continuativa, e in particolare:

·      obbligo della forma scritta del contratto;

·      l’apporto lavorativo deve essere reso prevalentemente dal collaboratore;

·      assenza del vincolo di subordinazione;

·      proporzionalità del corrispettivo alla qualità e quantità del lavoro prestato;

·      riconduzione della prestazione a uno o più progetti ovvero programmi di lavoro o fasi di esso.

Recentemente è stato predisposto lo schema di decreto legislativo di attuazione della predetta legge. Gli articoli da 61 a 69 sono riservati alla disciplina dei rapporti di collaborazione, ora definiti “lavori a progetto”. Tali rapporti di collaborazione dovranno essere ricondotti a:

·      progetti specifici;

·      programmi di lavoro;

·      fasi di lavoro;

determinati dal committente ma gestiti in autonomia dal collaboratore con finalità di un risultato, con il rispetto dell’organizzazione del committente, indipendentemente dal tempo impiegato per porlo in essere.

 

N.B. In mancanza del progetto, programma o fase di lavoro il contratto è qualificato di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

 

I rapporti di lavoro in esame potranno essere sottoposti a certificazione da parte di specifici soggetti (ad esempio, Enti bilaterali, Direzioni provinciali del lavoro, ecc.) al fine di qualificare con l’assetto delle parti stipulanti la natura del contratto di lavoro che viene sottoscritto.

Va posta particolare attenzione al fatto che la nuova disposizione richiede obbligatoriamente la forma scritta del contratto, in mancanza della quale il contratto deve essere ritenuto nullo.

Nel TUIR le collaborazioni in esame sono regolate attualmente dall’art. 47, comma 1, lett. c-bis), in base al quale, da un punto di vista fiscale, si considerano tali i rapporti “aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita”.

Dalla lettura della citata disposizione fiscale si può desumere che al fine dell’individuazione di un rapporto quale collaborazione coordinata e continuativa non è richiesta la forma scritta del contratto.

Va evidenziato che la forma scritta è quantomeno opportuna al fine di formalizzare gli accordi tra le parti (committente e collaboratore) e comunque in considerazione che l’INPS in sede di iscrizione del collaboratore alla Gestione separata 10%-14% richiede l’esibizione del contratto di collaborazione.

Infine , si segnala che i rapporti di collaborazione sono oggetto di revisione anche sulla base dei principi contenuti nella legge delega di riforma del sistema fiscale. L’art. 3, comma 1, n. 8, Legge n. 80/2003 prevede infatti “ la revisione della disciplina dei redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa espressamente definiti, con inclusione degli stessi nell’ambito del reddito di lavoro autonomo e con loro attrazione al reddito che deriva dall’esercizio di arti e professioni se conseguiti da artisti o professionisti di qualsiasi tipo”.

È pertanto necessario attendere l’emanazione definitiva dei decreti delegati al fine di verificare il nuovo quadro normativo, sia civilistico che fiscale, dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

PRESTAZIONI OCCASIONALI

LA LEGGE Biagi interviene anche in materia di rapporti di lavoro occasionali. Il citato art. 4. comma 1, lett. c), prevede di considerare tali rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivo per lo svolgimento della prestazione sia superiore a € 5.000.

Pertanto per poter essere considerato “occasionale” un rapporto di lavoro dovrà avere:

·      una durata della prestazione non superiore a 30 giorni;

e comunque

·      un compenso complessivo non superiore a € 5.000.

va segnalato, infine, che i lavori occasionali saranno assoggettati alla contribuzione previdenziale INPS. Infatti il disegno di legge delega di riforma del sistema previdenziale prevede all’art. 3, comma 2, che “ i titolari di redditi derivanti da prestazioni lavorative occasionali per importi superiori a 4.500 euro annui sono iscritti alla gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, qualora non sussistano altri obblighi assicurativi”.

Da un punto di vista fiscale, i compensi derivanti dai rapporti di lavoro occasionali in esame dovrebbero rientrare nella previsione dei “redditi diversi” contenuta nell’art. 81, comma 1, lett. f), TUIR.

A disposizione per ogni chiarimento in merito, porgiamo distinti saluti.

ENTI REV S.r.l.

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